Leggere è…

Leggere è un fenomeno complesso.

Leggere è scegliere: è scegliere di dedicare il proprio tempo e le proprie energie intellettive ed emotive ad una storia che altri hanno scritto per noi.

Leggere è riconoscere la possibilità di ricevere un dono. E’ sentirsi beneficiari di un tesoro. Sta a noi scegliere se avvertire o meno la lettura come un’oppurtunità che CI FA INGEGNARE, CRESCERE, VEDERE,  SCEGLIERE. E’ IL CIBO DELLA MENTE.

leggere progressoInvitare a leggere è un po’ un’intrusione. Perché dirti io ora cosa leggere tu ora?
Chiediamo ad ALTRI quali autori e quali testi hanno sentito come occasione di crescita, occasione per capire di più la vita.

Primo Levi così ci presenta “Il processo” di F. Kafka:

La lettura del “Processo”, libro saturo d’infelicità e di poesia, lascia mutati: più tristi e consapevoli di prima. Dunque è così, è questo il destino umano, si può essere perseguiti e puniti per una colpa non commessa, ignota, che “il tribunale” non ci rivelerà mai; e tuttavia, di questa colpa si può portar vergogna, fino alla morte e forse anche oltre.

Delle sue letture Levi ci dice questo:

“Ho letto parecchio, ma non credo di stare inscritto nelle cose che ho letto; è probabile che il mio scrivere risenta più dell’aver io condotto per trent’anni un mestiere tecnico, che non dei libri ingeriti; perciò l’esperimento è un po’ pasticciato, e i suoi esiti dovranno essere interpretati con precauzione. Comunque, ho letto molto, soprattutto negli anni di apprendistato, che nel ricordo mi appaiono stranamente lunghi; come se il tempo, allora, fosse stirato come un elastico, fino a raddoppiarsi, a triplicarsi. (…) Ho letto molto perché appartenevo a una famiglia in cui leggere era un vizio innocente e tradizionale, un’abitudine gratificante, una ginnastica mentale, un modo obbligatorio e compulsivo di riempire i vuoti di tempo, e una sorta di fata morgana nella direzione della sapienza. Mio padre aveva sempre in lettura tre libri contemporaneamente; leggeva «stando in casa, andando per via, coricandosi e alzandosi» (Deut. 6.7); si faceva cucire dal sarto giacche con tasche larghe e profonde, che potessero contenere un libro ciascuna. Aveva due fratelli altrettanto avidi di letture indiscriminate; i tre (un ingegnere, un medico, un agente di borsa) si volevano molto bene, ma si rubavano a vicenda i libri dalle rispettive librerie in tutte le occasioni possibili. (…) Ho letto anch’io confusamente, senza metodo, secondo il costume di casa, e devo averne ricavato una certa (eccessiva) fiducia nella nobiltà e necessità della carta stampata, e, come sottoprodotto, un certo orecchio e un certo fiuto. Forse, leggendo, mi sono inconsapevolmente preparato a scrivere, così come il feto di otto mesi sta nell’acqua ma si prepara a respirare; forse le cose lette riaffiorano qua e là nelle pagine che poi ho scritto, ma il nocciolo del mio scrivere non è costituito da quanto ho letto.

Da Primo Levi, Prefazione di La ricerca delle radici. Antologia personale, Torino, 1981


Un’altra opera che varrebbe la pena leggere è quella di Dostoevskij: “Il giocatore”. Come invito alla lettura, altre parole più belle dello stesso autore non ce ne sono:

L’uomo è un mistero. Un mistero che bisogna risolvere e, se trascorrerai tutta la vita cercando di risolverlo, non dire che hai perso tempo: io studio questo mistero perché voglio essere un uomo.

Per dare continuità al lavoro svolto insieme quest’anno (e chissà portarne avanti i frutti), dedichiamoci infine al terzo romanzo scritto da A. D’Avenia: CIO’ CHE INFERNO NON E’. E’ indubbiamente un titolo bello, già di suo invitante, capace di introdurci nella grandezza esemplare di padre Puglisi, tanto più se ne allarghiamo la citazione: “Togli amore e avrai l’inferno. Aggiungi l’amore e troverai ciò che inferno non è”.

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